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1) In molti si interrogano sul nome Dundee essendo una cittadina della Scozia priva però di un fiume omonimo. Ovviamente può trattarsi di un qualunque pendio di collina o montangola nei pressi di Dundee, financo di un piccolo ruscelletto nei dintorni. Tra le ipotesi Ruairidh Greig suggerisce che sia una storpiatura di un nome composto Dun Dee riferito al fiume Dee (continua).

I nuovi partecipanti all’evento hanno offerto alcune tra i pezzi e le esperienze più stravaganti e creative, tra cui l’opera di land art presentata dalla galleria Sperone Westwater, ‘Higher White Tor Circle’ (1996) di Richard Long, un’installazione ovale in granito del Dartmoor che creava un austero contrasto brutalista con i busti in marmo del XVIII secolo che tracciano il perimetro della terrazza a piano terra della villa. Pochi metri più in là, la galleria new yorkese Friedman Benda aveva dedicato la (quasi) totalità del proprio debutto a Nomad alle opere organiche e bizzarre del giovane designer americano Misha Kahn, il quale, accanto ad un soffice divano dei fratelli Campana, dominava il piano terra della villa con armadietti, sgabelli e sculture in metallo che abbinano enormi campioni di diaspro e occhio di tigre a bronzo sminuzzato, vetro colato e intrecci multicolore. “Back bend starfish puts on all her jewels for her workout” è un’opera che emerge in particolar modo: si tratta di un tavolo in acciaio inossidabile con incastonati con medaglioni di vetro.

L di aprire una serata che mai avrei immaginato cos lunga toccato ad una di quelle band locali pi conosciute all che non in citt o in Italia: non i Disco Drive questa volta, n gli onnipresenti Larsen, bens gli Stearica, gruppo di chiara matrice Shellac che proprio con gli Acid Mothers Temple ha realizzato il suo lavoro pi recente, accompagnando i moderni vandali del Sol Levante nelle ultime due scorribande in giro per il mondo (oriente compreso). Quasi inevitabile allora che le nostre misconosciute glorie locali indossassero per l la maglietta ufficiale della ben pi nota formazione nipponica, dove quel “nota” va logicamente contestualizzato nell delle nicchie indipendenti di musica d Della loro prova niente da segnalare tra le infamie o tra le lodi, eccetto la performance davvero straordinaria del batterista Davide Compagnoni, impressionante per velocit e potenza. Temevo in una potenza di fuoco anche maggiore con gli headliner, e invece loro si sono presentati sul palco con pochi mezzi malridotti ed intenzioni assai lontane dal furibondo ma prevedibile post core casereccio.

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